Il Denim, uno tessuto senza età

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Il Denim, uno tessuto senza età

Sono stati pantaloni da lavoro resistenti a tutto, quasi indistruttibili; sono stati protagonisti delle lotte rivoluzionarie e delle rivolte contro formalismi e convenzioni sociali. Sono stati l’emblema del tempo libero, comodi e casual, ma anche discussa novità sulle passerelle dell’alta moda; sono stati tutto questo e anche molto altro, diventando una vera e propria icona di stile non solo da secoli e anni, ma anche da generazioni.

Di cosa stiamo parlando? Dei blue jeans, i pantaloni a cinque tasche, in tessuto denim, più amati in tutto il mondo, contesi tra Genova, la Francia e naturalmente gli States.

La loro fortuna non ha mai subito una crisi, né mai una flessione: i blue jeans sono sempre riusciti ad adattarsi ai mutamenti del tempo, cambiando, trasformandosi, rinnovandosi e con il tempo, azzerando le differenze geografiche e sociali, rendendo questo indumento un vero e proprio capo democratico.

È il capo d’abbigliamento più sottovalutato ma è, nel contempo, quello più versatile in assoluto. Le diverse sfumature di colore, i diversi lavaggi, le diverse vestibilità, fanno sì che ogni jeans sia diverso dall’altro, rendendoli un capo unico.

jeans sono capi molto duttili, che si adattano facilmente ad ogni esigenza, anche le più disparate e rappresentano dei veri jolly da tenere sempre nell’armadio pronti ad accompagnarci in occasioni speciali o meno. Il denim, infatti, se abbinato correttamente ad accessori, può caratterizzare il proprio look, offrendo un’aria ricercata e sofisticata.

denim hanno fatto la storia di intere generazioni e rappresentano l'icona dell'abbigliamento casual per eccellenza, ma da dove proviene la sua origine? L’origine del tessuto è da ricercarsi a Nîmes, in Francia, dove i fabbricanti di stoffe tessevano il fustagno, un tessuto molto robusto, cioè un cotone misto a lana o lino tinto del colore blu indaco; il nome “denim” proviene dall’abbreviazione del francese “serge de nîmes”, che significa “tessuto di Nîmes”. La produzione di questo tessuto in cotone era così economica che rappresentava il materiale ideale per gli abiti da lavoro della gente comune.

Ma perché lo chiamiamo anche blue jeans? Semplice, il termine deriva dalla frase “Blue de Genes” cioè blu di Genova, perché tale mercanzia era esportata in tutto il mondo, specialmente in America, attraverso il porto di Genova dove, inoltre, veniva usata come materiale per la produzione di grembiuli da marinaio.

Il jeans che conosciamo tutti deve però i suoi natali al famoso Levi Strauss, che verso la metà dell’800 si trasferì a San Francisco per aprire la Levi Strauss & Co. (attuale Levi’s), per creare capi di abbigliamento resistenti per i cercatori d’oro; con la sua collaborazione con il sarto Jacob Davis, diede vita ai pantaloni di jeans dei giorni nostri, ovvero brevettando il modello definitivo, quello con i rivetti in rame sulle tasche, per rendere il jeans più forte nei suoi punti di maggiore usura.

E’ alla fine dell’800, poi, che una volta scaduto il brevetto, il libero mercato, fece nascere una miriade di aziende che si specializzarono nella produzione di pantaloni denim ed il modello più amato e diventato più famoso di tutti fu il cinque tasche. Il capo viene anche prodotto, con il passare dei secoli con diversi tipi di lavaggi, sabbiature, viene bucato, strappato e gli vengono applicati strass e quant’altro la fantasia potesse proporre.

Dal blu di Genova, questi pantaloni ne hanno fatta di strada e di fatti ne hanno raccontati: stretti, scoloriti, dal lavaggio più chiaro a quello più scuro, liscio o delavé, a campana, slim o molto larghi e confortevoli; la storia dei blue jeans segue di pari passo lo stile e l’età di chi li indossa.

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